L’edificio fu costruito su commissione del principe Marcantonio Doria sul sito di due precedenti case del Cinquecento. Nel 1760 il principe morì e la realizzazione del Palazzo di Famiglia passò al figlio Giovanni Carlo che affidò il vecchio Luigi Vanvitelli. Dopo la morte del Vanvitelli, nel 1773, i progetti passarono prima a Ferdinando Fuga, poi a Mario Gioffredo e infine a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi.

Nel 1860 il palazzo divenne famoso perché il 7 settembre dal balcone principale Giuseppe Garibaldi annunciò l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.

Nel 1940 la collezione di Marcantonio Doria custodita nel palazzo, che comprendeva anche un dipinto di Rubens e il “Martirio di Sant’Orsola” di Caravaggio, fu venduta all’asta. Durante la seconda guerra mondiale l’edificio subì alcuni danni, soprattutto sul lato superiore della facciata, perdendo sei delle otto sculture che abbellivano il bordo superiore e lo stemma nobiliare della Famiglia Doria posto sopra il finestrone della facciata.

“I cortili interni sono due: uno di forma esagonale, simile concettualmente a quello ottagonale di palazzo Serra di Cassano, ma più stretto ed elevato nella forma; l’altro cortile invece è di forma rettangolare. Questi due spazi aperti sono collegati tra loro da un passaggio con volte, mentre collegano a loro volta i due rispettivi ingressi tramite lunghi androni. L’intera prospettiva risulta essere a mo’ di “cannocchiale ottico”, tecnica architettonica tipica del Vanvitelli, riscontrabile anche in altre sue opere come per esempio nei giardini della reggia di Caserta.”

“Gran parte dell’interno è impreziosito con decorazioni tipiche dei palazzi nobiliari settecenteschi di Napoli; sono infatti presenti affreschi e tele di Fedele Fischetti, tra i più attivi pittori locali in questo senso, che con la collaborazione di Alessandro Fischetti e Costantino Desiderio eseguì il grande affresco nella volta della galleria, dov’è il Trionfo di Lamba Doria nella battaglia di Curzola. Al Desiderio è invece attribuita l’Aurora posta nel boudoir, ospitante anche le cariatidi in stucco che furono realizzate dallo scultore Angelo Viva. Altri ambienti settecenteschi come il gabinetto degli specchi, la cui camera da letto ospita tre dipinti di Francesco Solimena e decorazioni di Girolamo Starace, conserva affreschi di Giacinto Diano, che lavorò inoltre anche nella galleria del secondo quarto nobile. La cappella privata del piano nobile è infine decorata da pitture di Giovanni Maria Griffon.

Nell’insieme il palazzo si presenta con uno stile collocabile tra il tardobarocco ed il neoclassico.”

(Wikipedia)