“Nel cuore di Posillipo, adagiata sul mare, sorge uno degli immobili più belli di tutta Napoli: Villa La Pagoda.

Costruita tra la fine del settecento e gli inizi dell’ottocento, era un antico casino di caccia per gli uccelli migratori.

Particolarissima la struttura, a strapiombo sul mare. A dir poco spettacolari le terrazze.

220 metri quadri di superficie, articolati su 3 livelli, Villa La Pagoda è completata dalla discesa a mare, attraverso antiche grotte romane, fino ad un’autentica “piscina naturale”, ed un attracco privato che rende la villa comodamente raggiungibile in barca dal porto di Napoli, senza necessità di affrontare il traffico cittadino.“

(Napoli Today)

“La particolarità che rende unica la dimora è la mancanza di angoli e l’andamento curvilineo delle stanze. Dal pennacchio della Pagoda infine è stato ricavato un insolito studio con una sola finestra, circondato solo dal terrazzo e dal mare. Ci sono poi la discesa a mare privata e il camminamento che, attraverso antiche grotte romane giunge fino ad una piscina naturale e a un approdo che rende la villa raggiungibile anche in barca. Al primo piano ci sono due camere da letto a semicerchio entrambe con doppio accesso al terrazzo circostante e servite da un bagno. Il secondo piano è destinato alla camera padronale con bagno en-suite, caratterizzata da cinque finestre ad ogiva di cui le tre frontali incorniciano come un quadro il Vesuvio, Castel dell’Ovo e l’isola di Capri. È singolare la mancanza di angoli e l’andamento curvilineo delle stanze. C’è anche un piccolo studiolo ricavato dal pennacchio della Pagoda: una sorta di pensatoio con una sola finestra, circondato solo dal terrazzo e dall’immensità del mare. Le terrazze esterne e i giardini pensili con alberi di olivo, un pino ed altre essenze sembrano sfiorare l’acqua.”

“Nel 1814, fece costruire la sua villa di delizie sulla collina di Posillipo, su un terreno di circa due moggi acquistato da Michele Fiorillo e Giuseppe Pucci. Il Duca volle anche una pagoda, un vezzo per impreziosire la sua proprietà secondo l’usanza dell’epoca e la volle in quello stile eclettico che ritorna in tante dimore nobiliari di quel tempo. Un capriccio aristocratico per ospitare colazioni a pochi passi dagli scogli, a cui si accedeva da una scala a chiocciola che si avvolgeva al tronco di un albero. Pare che tutta la villa fosse destinata unicamente al diletto, non c’erano infatti spazi abitativi: il Duca di Roccaromana vi coltivava piante rare, specie botaniche che faceva venire da lontano, collezionava animali esotici, sia vivi che impagliati e organizzava feste nelle grotte di tufo sul mare. Alla fine dell’Ottocento la villa fu acquistata dalla famiglia Le Mesurier di Birkenhead, che ne fece residenza estiva; passò quindi alla baronessa di Castel Foce Helen Anne de Gemmis Le Mesurier. Oggi, dopo varie trasformazioni, la villa è frazionata in tanti appartamenti di lusso e con diversi proprietari. La Pagoda è su una propaggine di tufo che sfiora il mare, spalancata al sole e al mare e al canto dei gabbiani.”

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